Sostiene Pereira

“Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d’estate. Una magnifica giornata d’estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava.”

Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira

Un libro diverso. Diverso. Diverso da cosa? E perché? Cosa lo rende così commovente senza togliergli la sua terribile semplicità? Cosa lo rende così vicino, nonostante i suoi contorni sfocati? Cosa lo rende così lo rende così nitido e intangibile? Cosa lo rende così incomprensibile e prossimo? Tante cose in un libro che racconta senza bisogno di parlare.

Cosa lo rende così? Cosa gli fa dire tanto senza bisogno di tante parole? “Pereira non sa dirlo”. Eppure noi capiamo.

Forse perché il cuore non parla una lingua che noi possiamo comprendere, perché la solitudine esiste solo in molti, forse perché il cuore non parla noi possiamo capire, perché le storie si costruiscono assieme al lettore, perché i personaggi si raccontano da sé? “Forse per queste ragioni e per altre ancora che non saprebbe spiegare. È difficile avere una convinzione precisa quando si parla delle ragioni del cuore, sostiene Pereira.”

Forse questo è un libro che va letto senza sapere dove porterà. Un libro di cui bisogna fidarsi, da cui bisogna lasciarsi guidare. Forse bisogna scorgere i personaggi un pezzetto alla volta per poter prendere a cuore un dettaglio che ci avvicina al giovane, alla ragazza, al dottore, al don, al direttore o al cameriere; alla signora tedesca che si affaccia una sola volta, al cardiologo che parla solo per telefono, alla moglie di cui non conosciamo che il sorriso gentile e lontano, alla segretaria di cui non conosciamo che la voce, a Celeste di cui non conosciamo che le parole. Forse sono tutti questi scorci che ci inducono a cercare disperatamente di mettere insieme il puzzle, a cercare di capire. Forse è quel sogno di cui non conosceremo mai la fine, o il passato di cui Pereira non vuole parlare; è ciò che non sappiamo e che ci sfugge che rincorriamo attraverso la lettura. E perché? Perché di quel sogno conoscevamo l’inizio e di quel passato ci arriva la brezza frizzante che sa di sale e il rumore delle onde.

E cosa successe prima, durante e dopo non ha importanza. “Perché non ha niente a che vedere con questa storia, sostiene.”

E questo libro va letto senza spere ancora nulla sulla storia. Perché la Storia si costruisce tra le righe e nulla ancora è nitido. Aprire questo libro è come aprire una porta rimasta chiusa per lungo tempo: nessuno che sappia dire cosa contenga prima di averla aperta. Il piacere sta nella scoperta, nel viaggio tra le pagine.

Una storia che commuove e scuote nel profondo, senza che Pereira stesso sappia dire il perché.

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