L’importanza di chiamarti amore

Un romanzo… D’amore. Quello che chiameremmo amore fine a se stesso. Niente epiche battaglie, considerazioni profonde o avventure mozzafiato. Il libro, fin dal titolo, parla da sé, perciò non sprecheremo fiato a rovinare la storia spendendo inutili parole sulla trama, indegne di riferirsi a un sentimento tanto nobile. Che poi si sa, in amore a volte le parole non bastano.

Perciò, della storia non si parla, la curiosità è un elemento primordiale in letteratura e certe letture andrebbero iniziate , oserei dire, nell’ignoranza. Tolta la storia, rimangono i personaggi. Personaggi che in fondo la storia la vivono, ma che sulla trama ne sanno quanto noi. Niente.

I personaggi. Credo sia una caratteristica dell’autrice, possiamo riferirci al best-seller Ti prego lasciati odiare, avere dei personaggi che nella storia stanno quasi stretti. Personaggi incredibili, che riescono a estraniarsi anche da un mondo scritto apposta per loro. La storia, ed è in questo che Anna Premoli riesce a tradurre appieno il sentimento d’amore, esiste solo per i personaggi. Per esempio, prendiamo le prime parole dell’autrice a fine opera, per i ringraziamenti:

“Questa storia si è imposta nella mia testa, tanto che sono stata costretta a lasciar perdere per un periodo il libro che stavo scrivendo e raccontare la storia di Giada.”

La storia di Giada. Segue una breve spiegazione sulla difficoltà di tradurre in parole un carattere tanto complesso come quello del personaggio di Giada. Perché questo è la storia: il racconto di una vita, di un personaggio, di un animo, di un cuore, di un amore. Ma un amore non si può raccontare senza raccontare i personaggi, perché sono loro a dargli vita, a permettere alla storia di esistere.

Non avevo previsto di parlare di questo libro, ma forse la forza con cui i personaggi de L’importanza di chiamarti amore si impongono sulle pagine della loro vita, la sconcertante precisione con cui si ritraggono tra le righe della loro storia ha strgato anche me. Forse… 
Vi lascio con le prime righe del libro, che si apre proprio sui personaggi:

“Dovrebbero farmi santa. Dico davvero: sarebbe cosa buona e giusta che qualcuno si prendesse a cuore il mio caso e mi facesse una statua a grandezza naturale. O magari anche più alta, visto che non sono esattamente una pertica e ne ho sempre sofferto. Così la gente potrebbe portarmi fiori e doni. Perché una cosa è certa: me li merito tutti. Questo è più o meno l’ultimo posto al mondo dove mi farei trovare in condizioni normali, eppure ci sono comunque, con i piedi ben piantati per terra. E anche volontariamente, perché in fondo al mio cuore di pietra è nascosta una fastidiosa briciola di bontà. Ogni tanto prende il sopravvento sulla mia vera natura senza che io possa farci niente. Francamente, una gran scocciatura”

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