Celeste & Celestino – Capitolo 3: idee assurde

Era stata un’idea stupida. Da dietro il cannocchiale, Celeste scosse la testa. Come se starsene nascosti nella torre di un campanile fosse un’idea tanto migliore… Si rendeva conto di essere infantile, ma ciò non toglieva nulla alla sua curiosità. Era stata una fortuna scoprire il vecchio arnese in casa: le permetteva di passeggiare per la città senza muoversi dalla basilica. Accostò di nuovo l’occhio al cannocchiale.

In piedi di fronte al grande portone di mogano, costretta ad alzare la testa per osservare la cornice, Ingrid si disse che era stata un’idea stupida. O almeno, Celeste immaginò che lo stesse dicendo. Immaginò che si stesse chiedendo cosa l’avesse spinta fin lì. Immaginò che neanche lei sapesse davvero per quale motivo lo stesse facendo, ma Celeste la vide avanzare una mano e battere due colpi con il pesante battente. Rimase immobile mentre il secondo colpo risuonava prepotente nelle sue orecchie, pietrificata. L’eco fu spezzata dallo scalpiccio di stivali leggeri nell’atrio dalla parte opposta del portone. Celeste poteva quasi vedere Gisella precipitarsi verso il portone. O almeno sperava che ad aprire sarebbe corsa lei.

I battenti si aprirono di colpo, destando Ingrid dai suoi pensieri che Celeste dal cannocchiale non poteva leggere. Immaginò i pensieri di Ingrid in una calligrafia minuta, fitta, che il più potente cannocchiale non avrebbe potuto leggere. Poi pensò che Ingrid avrebbe avuto una calligrafia più ampia da abbinare al biondo scuro dei suoi capelli, che in qualche modo suggeriva una calligrafia dritta e sicura. Poi pensò che probabilmente Ingrid non sapeva scrivere. Dal portone si affacciò Gisella, che invece aveva una calligrafia da tricheco; Celeste ringraziò la sua buona stella che aveva convinto Gisella ad aprire di persona. Le ragazze iniziarono a parlare. Celeste si allontanò dal cannocchiale.

Iniziò a dirigersi verso le scale, poi pensò di passare dal retro. Era ancora vestita da Celestino, poco male: avrebbe cambiato abito a casa.

Quando arrivò alla casa del maestro, trovò Gisella ancora intenta a chiacchierare sul portone. La sorella di Oreste sembrava aver già stretto amicizia con Ingrid. Le stava raccontando quanto fosse stato difficile trasportare tutto a Roma in così poco tempo, quando Celestino sbucò dalla siepe alle spalle della fanciulla. Facendo del suo meglio per evitare che Ingrid si voltasse, cercò di capire cosa volesse. Celestino le fece cenno di introdurre Ingrid all’interno. Le due ragazze furono inghiottite dal portone. Celestino udì Gisella gridare qualcosa su una tazza di cacao — una bevanda arrivata dal nuovo mondo — prima di riapparire sull’uscio.

«Cosa succede?» chiese fulminandola con lo sguardo. Celeste sorrise:

«Fammi entrare da dietro, perché possa cambiarmi»

«Intendevo “cosa succede” lei! Ingrid, giusto? Perché l’hai mandata qui? Cosa stai combinando?»

Celeste intanto era già in casa, ragionando a voce alta mentre camminava:

«Ci serviranno nuove stoffe… aspetta che mi sia cambiata poi mandami Ingrid… e dovremmo andare dai tessitori… ci servono anche delle piume…» Gisella cercava di starle dietro:

«…Piume?» finalmente Celeste si girò a gurdarla.

«È per la festa di Natalia.»

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