Celeste & Clestino – Capitolo 4: Stoffe

Natalia quella mattina uscì di casa con un cesto di vimini senza sospettare nulla. Si avviò come suo solito a passo svelto, senza sospettare nulla. E senza sospettare nulla, girò l’angolo e sparì dalla via.

Celeste uscì da dietro il cespuglio del giardino dove si era nascosta, Gisella sbucò da dietro un ciliegio che la nascondeva come un giglio un elefante indiano, ma Natalia era di cattivo umore e non si era girata a salutare sull’uscio di casa e non l’aveva vista. Anche Celestino era di cattivo umore, infatti quel giorno non era al cantiere della basilica; Celeste invece era di ottimo umore, troppo forse, e canticchiava la sua ninnananna preferita mentre finiva di cucire i foulard sugli ultimi costumi. Gisella si sedette e la guardò ricamare per circa due primi prima che Celeste le gridasse di correre a cercare gli invitati e iniziare a portar loro i costumi. Zigzagando tra le viuzze carica di costumi, Gisella rivide nella propria testa gli avvenimenti delle ultime settimane.

«Ingrid,» aveva detto Celeste il giorno in cui l’aveva per la prima volta invitata a casa del maestro «stai per diventare l’indossatrice di questa sartoria.»

Celeste aveva un modo tutto suo di farsi delle amiche, ma i suoi modi assurdi di iniziare le conversazioni portavano sempre a amicizie incredibili. Gisella non avrebbe probabilmente mai capito come Celeste scegliesse le sue amiche. Un giorno la vedevi arrivare, a testa alta e passo sicuro, e dirigersi verso di te. La incontravi per caso all’angolo di una via e iniziara a parlare, con un’affermazione il più delle volte, senza apparente significato. Quella ragazza alta tre teste più di te sarebbe diventata la tua migliore amica. Forse un giorno Gisella avrebbe trovato il tempo di raccontare come si fossero conosciute e come fossero arrivate lì, quasi sorelle.

Un mese prima che Gisella si ritrovasse con le braccia cariche di costumi, Celeste la trascinava per quelle stesse vie, da una tintoria all’altra, caricandola sempre più di stoffe dai coloro vistosi. Tornate a casa, mentre Gisella cercava di non essere sommersa dai tessuti, Celeste aveva buttato giù qualche schizzo di strani animali. Era andata a chiamare Ingrid, che aveva appena saputo di essere un’indossatrice, ma che ancora non aveva idea della fatica che ciò avrebbe comportato. La faceva rimanere immobile per ore, come se dovesse farle un ritratto, mentre il dipinto lo creava con la stoffa sui suoi vestiti. Prendeva le misure, cuciva assieme le stoffe, ricamava merletti o si fermava per annotare qualcosa. Continuarono così per un mese: appena Celestino usciva dalla basilica passava a chiamare Ingrid dal calzolaio suo padre e correva a casa a cambiarsi, dove Celeste accoglieva la ragazza con un sorriso prima di riprendere il lavoro sui costumi. Gisella intanto con una scusa buttava tutti fuori di casa, specialmente Natalia, e usciva anche lei per diffondere per la città la notizia del ballo organizzato il mese successivo alla basilica.

Dopo qualche giorno di lavoro, iniziarono a vedersi i primi risultati: Ingrid si ritrovò a indossare un meraviglioso costume da pavone, nero con una gonna azzurra dallo strascico di piume verdi e arancio, e una maschera fatta di due petali di stoffa bianca con le aperture per gli occhi attaccati a un becco arancio da posare sul naso. Seguì un costume dalla gonna a pieghe bianca, lo scialle e una maschera dal becco arcuato con una corona di piume sulla chioma, poi una gonna gonfia e una maschera baffuta da coniglio dalle orecchie di stoffa morbida pendenti ai lati, poi ancora un vestito arancione fulvo dalla gonna fatta di strati di riccioli e la maschera nera dalle orecchie a punta, un abito viola dalla gonna di merletto e stati di tulle che brillavano alla luce con una maschera di scaglie…

Sembrava che per ogni idea ci fosse un abito adatto che andava creandosi tra i colori e i ricami delle stoffe intorno a Ingrid. Una volta la fanciulla confidò a Gisella che era davvero felice di avere qualcosa da fare delle sue giornate mentre i fratelli aiutavano il padre in bottega, e poter contribuire a creare qualcosa di così bello come un ballo… Aveva uno scopo, finalmente.

Dopo le prime settimane di lavoro, però, si pose il problema degli abiti per i ragazzi.

«E dov’è il problema?» si meravigliò Ingrid «Non hai che da chiedere a tuo fratello, Celestino.»

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