Un hacker color corallo: 2a puntata

I capelli le erano rimasti completamente in aria. Doveva uscire entro trenta secondi ed era già in ritardo. Non era riuscita ad asciugare i capelli come si deve. Ma poi come si deve asciugare una matassa di lana? Optò per un ultimo tentativo di dar loro un aspetto dignitoso, ma rinunciò quando il pettine le restò impigliato tra i capelli. Peccato. Tanto Simone non se ne accorgerà.

Afferrò le chiavi della moto e infilò il cappotto per metà prima di rendersi conto di avere ancora le pantofole ai piedi.

@@@

«Cletoo!»

«Arrivoo»

Cleto finì di allacciare il grembiule. Ci teneva a fare bene il fiocco. Perché poi…

«Cletoo»

Entrò nelle cucine. Batté i tacchi e afferrò il vassoio di antipasti mentre il cuoco lo friggeva con lo sguardo. Sorrise alzando le spalle.

«Muoviti, i clienti aspettano.»

Uscì dalla porta scorrevole e iniziò a camminare il più piano possibile. Il naso all’insù, guardava ammirato il tetto del ristorante. Forse era infantile, ma anche dopo tanto tempo rimaneva sempre a bocca aperta. Era il posto più bello del mondo. Era enorme, e luminoso e bellissimo. I tavoli avevano tovaglie e tovaglioli ricamati, le sedie erano foderate in velluto e il lampadario era di cristallo.

Iniziò a volteggiare tra i tavoli. Ormai ne conosceva tanto bene la collocazione da poter camminare continuando a guardare le immagini del soffitto. Fu sulla strada di ritorno alle cucine che inciampò.

E qui un tavolo chi ce l’ha messo?

@@@

Come si può mettere in un ristorante un pavimento rosso corallo? Inomma se poi uno perde… Laetisha non ebbe tempo di finire le sue considerazioni filosofiche perché il cielo le cadde sulla testa.

«Ma chi mette un tavolo in mezzo alla strada?» borbottò il cielo sopra di lei.

«E chi mette un pavimento rosso sotto ai tavoli?» rispose. Fu allora che si accorse che a esserle caduto sulla testa non era il cielo e il cielo di non aver mandato gambe all’aria un tavolo.

Immediatamente il cielo si alzò, permettendo a lei di fare altrettanto. Mentre le porgeva la mano, Laetishia gli gettò un’occhiata. Non era il cielo, era un cameriere. Però era blu. Insomma, era vestito di blu. In quanto alla faccia era abbastanza rosso.

«So-sono desolato… i-io non…» Laetishia non poté evitare di sorridere:

«Infatti no. Lei non. Ma mi aiuterebbe, per favore? Mi è caduta una cosa e non la trovo più.» Alias: di solito non vado in giro a quattro zampe.

«C-certo! Cosa ha p-perduto?» Laetishia fece un respiro plateale.

«Un orecchino di corallo.»

@@@

Ma chi mette un pavimento rosso corallo in un ristorante? Cleto si alzò per dare un po’ di sollievo alla propria schiena. Pensava ancora che quel ristorante fosse il posto più bello del mondo, ma il pavimento no. No. Il pavimento doveva essere blu, o verde, o giallo, ma rosso! Scosse la testa e si rimise a cercare. Il ristorante era deserto. Anche il cuoco era tornato al suo camper azzurro, ma lui aveva promesso di ritrovare alla cliente l’orecchino, e poi dormire sotto il grande lampadario di cristallo era sempre stato il suo sogno…

Rivide la scena nella propria mente:

 

Stava tornando in cucina per prendere un nuovo ordine quando era inciampato in un tavolo messo al posto sbagliato. Solo che poi il tavolo aveva parlato e lui aveva capito che non era affatto un tavolo. Si era alzato precipitosamente, temendo di aver mandato gambe all’aria l’ennesima vecchietta che girava per il locale — sarebbe stata la sesta questo mese! Ma quando, una volta in piedi, aveva guardato a terra, aveva visto una montagna di riccioli biondo scuro. Poi aveva notato che, sotto i riccioli, si mimetizzava col pavimento un abito rosso corallo. Una mano aveva spostato i riccioli, ed erano apparsi due occhi grandi e verdi e un viso rotondo, roseo e imbronciato. Con un orecchino solo.

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